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venerdì 12 dicembre 2014


La comunicazione è un'esigenza umana, tanto che sono stati fatti enormi sforzi per rendere più semplice, economico e veloce raggiungere i famigliari, gli amici e i colleghi di lavoro per scambiare informazioni o semplicemente per rimanere in contatto.



Internet è la principale fonte di comunicazione utilizzata da individui di tutte le età:
ha avvicinato le persone, ha acconsentito alle novità di arrivare al pubblico più rapidamente e ha creato un collegamento tra diversi professionisti in modo che i loro servizi individuali godano dei benefici del passaparola.
I media digitali aiutano a svolgere molti compiti e offrono numerose opportunità.
Tuttavia, dove ci sono opportunità, si nascondono anche rischi. Internet può creare dipendenza, i bambini e i giovani possono essere vittime di mobbing nelle reti sociali, i loro dati personali essere oggetto di abuso e si può arrivare anche ad aggressioni sessuali.

La possibilità che la violenza venga diffusa, o addirittura promossa mediante i media e le nuove tecnologie e la necessità di tutelare le persone, soprattutto donne e bambini, sono discusse da quando esistono le tecnologie della comunicazione, e il dibattito è tutt'altro che concluso, anzi, viene riaperto ad ogni avanzamento tecnologico.

L’esposizione di contenuti violenti ai bambini e giovani può ripercuotersi negativamente sulla loro salute e sul loro comportamento e possono aumentare la loro aggressività. Diversi studi hanno inoltre dimostrato che quanto più precocemente i bambini e i giovani guardano scene di violenza nei media, tanto maggiore sarà la loro inclinazione a consumare contenuti violenti negli anni a venire.
Nei media digitali come film, videogiochi, Internet, si presentano in continuazione le scene di violenza. Sui cellulari e internet, invece, sono sempre più in aumento scene di violenze reali riprese; dunque molti spazi virtuali sono usati per diffondere messaggi, immagini e filmati spregevoli e diffamatori.

Il rischio di essere scelti come possibile bersaglio di violenza, molestie o anche semplicemente comportamenti importuni è anche in relazione ai "siti di social networking", che consentono a chiunque di creare profili, esprimersi, scambiare messaggi, organizzare eventi sociali, condividere foto, video e incontrare nuove persone. Questi siti hanno attirato molta attenzione per l'enorme quantità di scambio di informazioni personali potenzialmente visibili a milioni di persone in tutto il mondo.


Il fenomeno del "bullismo elettronico" , o Cyberbullismo, è sempre più frequente. Con questo termine si indica un comportamento per il quale una persona o un gruppo minaccia, molesta, imbarazza, umilia, e prende di mira qualcun altro tramite Internet o cellulare.
Il cyberbullismo può portare in casi estremi alla violenza fisica diretta, come atti di autolesionismo o addirittura il suicidio. L’impatto sulla vittima può essere significativo a causa della velocità in cui si diffonde " lo scoop" e perché può arrivare ovunque e a chiunque, può raggiungere il bambino a casa, dopo la scuola e spesso all’insaputa di genitori.

 Un'altra violenza diffusa tramite il Web è quella di carattere sessuale. Le forme di abuso comprendono ad esempio l'esibizionismo, le molestie sessuali (verbali o scritte), l'utilizzo di materiale pornografico, espressioni o atti scioccanti. Tali aggressioni colpiscono più le ragazze dei ragazzi, nella fascia di età tra i 15 e i 17 anni; quasi una ragazza su tre è stata vittima di osservazioni offensive, ha ricevuto foto o video a carattere pornografico o è stata invitata a praticare atti sessuali davanti a una webcam. Secondo lo studio svizzero Optimus (2012), gli autori degli abusi sessuali sono spesso adolescenti, come ad esempio i partner stessi delle ragazze.


Le reti sociali attraggono molto gli adolescenti e soprattutto i videogames li affascinano e sono utilizzati con frequenza. Tramite questi giochi si possono soddisfare diversi bisogni, come la voglia di avventura, il riconoscimento e il successo.
Spesso vengono chieste le conseguenze dei giochi violenti o di ruolo sui minori, oltre che sull’impatto della violenza televisiva o cinematografica sugli spettatori, ma ancora si è incerti sulla risposta viste le diverse ipotesi dei differenti studi. Ma poiché giochi on line sono diventati una forma di intrattenimento sempre più popolare per i bambini e i giovani, non sorprende che il contenuto dei videogames abbia causato preoccupazioni in merito all'impatto di scene di violenza sempre più realistiche e di personaggi spesso stereotipati.
I genitori devono essere pienamente consapevoli della quantità crescente di videogiochi disponibili e dell'influenza che essi hanno nelle vite dei ragazzi, essendo di fatto la loro porta di accesso al "mondo virtuale". Molti di questi videogiochi aiutano i bambini e i ragazzi a far crescere un’incredibile prontezza di riflessi, a sviluppare le capacità logiche e il ragionamento, oltre, chiaramente, a far provare loro il brivido della sfida e della vittoria. Sfortunatamente, però, vengono creati e distribuiti giochi che mostrano o addirittura incitano alla violenza, anche nelle sue forme più estreme. Videogiochi in cui il giocatore deve sparare a persone comuni per strada o deve picchiare i ragazzini a scuola inviano messaggi inaccettabili.

I dati sul mondo dei videogames sono allarmanti: secondo l'Aesvi, (Associazione Editori Sviluppatori Giochi Italiani), la metà dei 20 titoli più venduti ha contenuto violento e non esistono leggi che ne vietano la vendita ai minorenni. In Italia circa il 26% dei bambini tra i 6 e i 9 anni usa giochi non adatti alla loro età in cui si presentano scene di sesso, sangue e violenza incitandoli al bullismo e interferendo negativamente sulla loro moralità.
Lo studio "Interactive Effect of Moral Disengagement and Violent Video Games on Self-Control, Cheating, and Aggression" spiega come i videogame violenti non si limitano a rendere gli adolescenti più aggressivi, ma riducono l'autocontrollo, aumentando il bisogno di mangiare e portandoli ad avere comportamenti antisociali e immorali come mentire ed imbrogliare.

Vi mostro un video di pochi minuti che ci spiegherà in che modo i videogames alterano il nostro cervello anche a livello fisiologico.





Diversi studi descrivono il rapporto tra videogames e comportamenti violenti. In particolare, una persona che gioca a un videogame violento ha più probabilità di sviluppare un comportamento violento di chi non ci gioca se:

  • è di sesso maschile;
  • ha un disturbo di personalità, come un deficit della condotta;
  • ha un deficit di attenzione;
  • ha una bassa autostima.



In presenza di questi fattori i videogiochi violenti potrebbero spingere a comportamenti violenti.


Come possiamo proteggerci da questi rischi?


è importante che i bambini e i giovani imparino a valutare i contenuti, riconoscano i possibili rischi e sappiano come proteggersi. I genitori e gli insegnanti svolgono un’importante funzione di accompagnamento in questo contesto, in qualità di interlocutori di fiducia pronti ad aiutare.
L’obbiettivo della protezione dei giovani è quello di promuovere un utilizzo dei media sicuro, responsabile e adeguato all’età, attraverso provvedimenti che limitino la diffusione e l’utilizzo di determinati contenuti mediatici, ad esempio attraverso divieti.
Alcuni progetti affrontano il tema della violenza sessuale su minorenni e donne, tra cui i primi "progetti Daphne" del 1997 e 1998, che erano incentrati sulla presentazione all’opinione pubblica dei problemi che iniziavano a emergere con l’arrivo e la rapida diffusione di Internet. Purtroppo le organizzazioni a tutela delle donne non si sono occupate di questa tematica in modo coerente e c’è ancora molta strada da percorrere nell’analisi dei collegamenti fra le nuove tecnologie e la violenza contro le donne, ad esempio in relazione al networking sociale o ai siti di incontri, ma anche riguardo a e-mail indesiderate o contenuti dannosi.

Vari progetti sostenuti da Daphne hanno selezionato le modalità per promuovere i benefici della tecnologia proteggendo allo stesso tempo i bambini, i giovani e le donne da contenuti pericolosi e abusivi.


Organizzazioni di tutta l’UE hanno sviluppato programmi didattici per bambini e genitori, per combattere i contenuti pericolosi (come la pedopornografia) e, contemporaneamente, hanno promosso l’uso sicuro delle nuove tecnologie in modo che i bambini e gli adulti possano beneficiare di tutti i suoi vantaggi.


 Diversi dispositivi permettono di limitare i rischi collegati all’uso di Internet e dei cellulari. Vi sono programmi che permettono di bloccare l’accesso ai siti Web inadatti ai minori, come siti pornografici o con scene di violenza, che possono essere installati direttamente sul computer.
Tuttavia, nonostante una buona protezione, non garantiscono una sicurezza assoluta. È importante che i bambini e i giovani imparino a utilizzare i media digitali in modo sicuro e responsabile ed è necessario che genitori e insegnanti forniscano un prezioso contributo in questo. L’assistenza dei genitori è in particolar modo determinante per una protezione efficace della gioventù dai rischi dei media: devono sorvegliare costantemente ed educare i propri figli all'uso corretto della tecnologia.
Anche la scuola ha un ruolo importante di educazione alla gioventù nei media digitali. Le competenze mediali rappresentano ormai un fattore culturale ,oltre alla lettura, alla scrittura e al calcolo. Ogni scuola deve quindi occuparsi attivamente di questo tema impiegando software didattici dando agli studenti la possibilità di utilizzare i media digitali e di acquisire le esperienze necessarie per rafforzarle.